Di il 19 Lug 2018 in Punti di vista, Blog | nessun commento

Cosa devono fare le realtà che non possono accedere a iper e super ammortamento?

Che di sgravi fiscali come l’iper e il super ammortamento possano beneficiare solamente le imprese italiane che rispondano a certi requisiti è un dato di fatto. Ma tutti gli altri? Cosa dire di tutte quelle realtà che sono uscite indenni – a testa alta o a fatica – dagli anni della crisi e che adesso per ragioni concrete (economiche e non) non possono accedere alle importanti agevolazioni fiscali previste dal Piano Calenda?

In altre parole:

le imprese italiane che non possono beneficiare di iper e super ammortamento sono destinate a smettere di crescere e di essere competitive con tutto ciò che ne potrebbe conseguire?

Oppure ci sono altre soluzioni?
Una, come abbiamo scritto più volte, è la rete di imprese, ma non è di questo che voglio parlare.
Mi riferisco infatti a discorsi che sento spesso fare da imprenditori italiani che lamentano il fatto che ci sono alcuni paesi europei (come la Polonia, per esempio), che ospitano imprese con le quali diventa sempre più difficile competere perché riescono a crescere a dismisura grazie all’accesso a fondi europei che utilizzano per i loro investimenti fino al 80%.

Ora, non mi ritengo così esperto in materia, perché gli investimenti che abbiamo fatto in MICROingranaggi sono quasi tutti nell’ambito di super e iper ammortamento, ma la logica è logica.

Quello che voglio dire è che se siamo parte di un sistema a 28 Stati, ciascuno dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri. Sbaglio?

E allora, mi domando, come mai ci sono paesi – come la Polonia – che possono accedere a fondi europei che coprono la gran parte degli investimenti delle loro imprese e altri paesi – come l’Italia – i cui imprenditori sollevano questo problema? Cosa non sta funzionando?

Per parecchio tempo, purtroppo, non “hanno funzionato” i nostri politici. Ma attenzione: non mi riferisco ai partiti, ma proprio ai politici in quanto figure professionali che, in tanti anni, avrebbero dovuto lavorare per noi su vari livelli (incluso quello dell’Europa) e che invece, per una ragione o per l’altra che non mi sembra il caso di rivangare in questa sede, hanno piano piano perso di credibilità, con dirette conseguenze sul nostro sistema imprenditoriale e sulla nostra economia.

Mi auguro che i politici italiani in carica oggi – e ancora una volta non voglio parlare di partiti né di coalizioni, ma di professionisti esperti in una materia ben precisa – sappiano fare di meglio e riescano a recuperare almeno un po’ di quella credibilità che a tantissimi italiani pesa di avere perso senza averne alcuna responsabilità.