Di il 26 Nov 2014 in Punti di vista, Blog | 2 commenti

Quanto e come viene percepito il lavoro dei reparti di ricerca e sviluppo?

Sono abbastanza convinto che chi, come noi, si occupa di ricerca e sviluppo si trovi spesso a riflettere non solo su quanto e come viene percepito il valore del nostro lavoro, ma anche sul fatto che venga davvero capito o meno.

Non molto tempo fa, per esempio, una importante azienda specializzata nel settore beauty si è presentata in MICROingranaggi per sottoporci un nuovo progetto. Un dispositivo a funzionamento elettrico studiato dal loro ufficio tecnico interno e in commercio da qualche anno, pur essendo apprezzato dalla clientela, è stato soggetto di osservazioni critiche da cui sono poi scaturite richieste di migliorie.
Non trovando soluzioni all’interno, l’azienda si è rivolta a MICROingranaggi per proporci una collaborazione.
Abbiamo accettato l’incarico, spinti, come il più delle volte accade, dalla curiosità di affrontare una nuova sfida, e pur consapevoli delle difficoltà che questo progetto, allora per noi ancora sconosciuto, avrebbe significato.
Dopo lo studio e le verifiche del caso, ci siamo messi al lavoro e abbiamo presentato al cliente le nostre prime idee inerenti, in buona parte, alla meccanica interna. Colpito dalle nostre osservazioni e proposte, il cliente ci ha chiesto in primo luogo di esporci sulla percentuale di miglioramento effettivo che il nostro progetto avrebbe apportato al prodotto, e, in secondo luogo, di costruire qualche prototipo per poter testare le nuove soluzioni. Solo a quel punto avrebbe emesso un regolare ordine di progettazione.

Ora, in questo specifico caso abbiamo accettato la proposta del cliente perché eravamo sufficientemente certi delle soluzioni da noi proposte e la faccenda si è chiusa lì. Ma non è questo il punto.
Dietro a tali richieste apparentemente logiche si cela, a mio avviso, una questione che non può essere ignorata: penso che a livello generale vi sia una certa difficoltà a comprendere e metabolizzare la funzione primaria di un reparto ricerca e sviluppo, vale a dire quella di trovare idee e soluzioni da sperimentare e per le quali non si può avere la certezza del risultato in anticipo.

Il modello economico con il quale ci rapportiamo oggi, purtroppo, richiede sempre più spesso che tecnici e progettisti sviluppino soluzioni innovative, a costo zero e già pronte da vendere. Ma la ricerca, a mio avviso, non dovrebbe essere questo. Dovrebbe, al contrario, implicare una sorta di fiducia da parte di chi commissiona il lavoro. Una fiducia che porti, a sua volta, a investire in persone qualificate senza pensare a un ritorno immediato dell’investimento. Chi si occupa di ricerca e sviluppo infatti, proprio per la natura del suo lavoro, dovrebbe avere anche la possibilità di sbagliare, proprio perché spesso e volentieri è in questo modo che accresce il bagaglio della sua esperienza e, di conseguenza, della conoscenza.

Molte aziende sono portate ad accettare ingenti investimenti in attività come ad esempio il marketing, ma faticano a credere veramente al finanziamento nella ricerca tecnica. A parole tutti ci credono, ma poi i fatti sembrano dire il contrario.
Voi cosa ne pensate?


Fonte immagine: www.iiscavazza.it