In un momento storico specifico in cui sembra stia per sfumare il Credito d’imposta per la formazione 4.0, voglio tornare a parlare di formazione, un tema che continua ad avere, a mio avviso, un altissimo valore. Come ho già scritto in passato, infatti,

per riuscire bene nel proprio mestiere – oltre che, più in generale, in tutto quello che si fa – non si dovrebbe mai smettere di studiare e di aggiornarsi.

Alcuni anni fa è entrata in vigore una normativa – la 388/2000 – dedicata alla cosiddetta formazione finanziata, che immagino la gran parte di voi conosca bene.
Brevemente: aderendo a uno dei cosiddetti fondi paritetici interprofessionali, ogni azienda può destinare lo 0,30% dei contributi INPS alla formazione del personale. Una volta versati tali contributi, avrà diritto ad attingere direttamente da questo fondo per finanziare la formazione del proprio personale. Ma attenzione: potrà farlo solo nell’arco dei due anni successivi, scaduti i quali i contributi versati verranno ridestinati al finanziamento di bandi specifici (anch’essi dedicati alla formazione, ma ai quali si accederà in modo completamente diverso, oltre che per nulla scontato e molto più macchinoso).

Ed è proprio a questo proposito che vorrei fare delle considerazioni.

Prima di tutto va detto che, se per una ragione o per l’altra, una PMI non attinge ai contributi versati entro il lasso temporale stabilito dalla normativa (e quindi i due anni di cui parlavo prima) ha altissime probabilità di perderli.

Questo perché la clausola dei due anni va chiaramente ad appannaggio delle grandi imprese, le quali hanno notoriamente molta più facilità a vincere i bandi per la formazione e quindi ad accedere ai contributi. Per raggiungere questo obiettivo occorre infatti soddisfare una serie di requisiti specifici (che non sempre una realtà di piccole dimensioni possiede), senza contare che l’iter di accesso ai bandi è piuttosto macchinoso: occorre infatti redigere e presentare progetti formativi specifici e strutturati (cosa che già di per sé richiede un notevole impiego di risorse) senza avere la certezza che tale investimento andrà a buon fine.

A un bando, infatti, si partecipa, ma non è per nulla scontato che lo si vinca.

A questo si aggiunge un’altra questione che mi sembra doveroso sollevare.
Proprio a causa della macchinosità di accesso a certi bandi, è utile e consigliabile farsi affiancare da consulenti specializzati in queste procedure. Ma a chi rivolgersi?
Purtroppo, infatti, capita a volte di imbattersi in realtà poco raccomandabili, che millantano alle imprese la possibilità di accedere a determinati bandi per la formazione, pur sapendo che i finanziamenti in realtà sono già terminati.

Ecco perché in un universo di società di consulenza sconosciute e, purtroppo, spesso disoneste, la gran parte delle piccole imprese sceglie di non provare neppure a percorrere questa strada, perdendo la possibilità di accedere ai bandi per la formazione di cui parlavo sopra, per non rischiare di perdere tempo e denaro. Bandi dei quali finiscono quindi per beneficiare solo le grandi imprese.

Ed è proprio a questo proposito che mi sento di sottolineare, ancora una volta, il supporto che A.P.I. ci ha fornito anche in questo campo. Non solo segnalandoci bandi per la formazione (e non) di cui fisiologicamente ignoravamo l’esistenza, ma anche mettendoci in contatto con società di consulenza già testate e considerate assolutamente affidabili.