Di il 20 Mag 2021 in Punti di vista, Blog | nessun commento

Nella manifattura infortuni molto gravi si potrebbero davvero evitare

Qualche tempo fa è stato da noi un tecnico per la manutenzione di una macchina, che ci ha raccontato un aneddoto alquanto spiacevole accadutogli qualche tempo prima in un’azienda manifatturiera della Brianza.
Una volta arrivato allo stabilimento per un lavoro di manutenzione al caricatore di barre a un macchinario a controllo numerico, il titolare dell’azienda gli ha chiesto di effettuare l’intervento senza fermare la macchina.
Ora, come probabilmente alcuni di voi sapranno, un caricatore di barre funziona facendo avanzare di un pezzettino la barra ogni volta che termina la lavorazione di un pezzo. Poi, una volta finita la barra, deve essere effettuato il cambio; quindi torna indietro lo spintore, si aprono i gusci, scende giù un’altra barra, si chiudono i gusci, lo spintore con la pinza prende la barra e ricomincia a lavorare.
Tecnicamente, quindi, si sa ogni quanto avviene il cambio barra e quanto tempo impiega, ma ciò non toglie che si tratti comunque di un’azione potenzialmente pericolosa perché si muovono degli organi meccanici.

Quindi mi domando:

come si può chiedere a un tecnico di svolgere il lavoro senza fermare una macchina, esponendolo di fatto a un rischio infortunio non indifferente?

Non riesco davvero a capacitarmi di una cosa del genere.
Anche perché in questo caso specifico il tecnico in questione ha rifiutato di effettuare la manutenzione senza fermare la macchina e ha perso la commessa, ma quanti invece avrebbero accettato? Vuoi per la necessità di lavorare o anche solo per aver sottovalutato il potenziale rischio.
Qualcuno probabilmente sì.

E ancora: se il titolare è arrivato a fare richieste del genere a un tecnico esterno, non oso neppure immaginare cosa possa chiedere regolarmente ai suoi operai.

La Direttiva Macchine è fatta di normative ben precise che, se rispettate alla lettera, mettono al riparo da ogni possibilità di rischio. Il problema è però che alcune volte tali normative non vengono rispettate; in molti stabilimenti sono in funzione macchinari non a norma poiché datati e non “retrofittati”.
E questo avviene poiché i controlli sono ridotti al minimo.

Quando accadono incidenti sul lavoro terribili come quelli che hanno riempito le pagine dei giornali nelle ultime settimane (le cui cause, peraltro sono ancora da definire quindi non sto facendo alcun tipo di accusa) purtroppo passa il messaggio che “le fabbriche sono luoghi pericolosi”, che “nelle fabbriche si rischia di morire”. Ma in realtà non è così.
Ovviamente dietro alle fabbriche ci sono delle persone e non tutte le persone sono uguali. Ma se un incidente sul lavoro avviene per negligenza o cattiva gestione del titolare dell’azienda, non si dovrebbe fare di tutta l’erba un fascio (un po’ come quando viene fuori il caso di un poliziotto corrotto, e vi è la tendenza ad accusare tutta la categoria di corruzione). Nella massa c’è sempre qualcuno che non rispetta le regole e per questo

dovrebbero esserci dei controlli decisamente più rigorosi.

Detto questo in generale non credo che il manifatturiero dovrebbe essere il comparto su cui puntare il dito, perché ce ne sono tanti altri (penso per esempio all’edilizia) in cui il rischio infortunio è decisamente più elevato.

Poi ogni volta che leggo di un episodio di infortunio sul lavoro mi si spezza il cuore. Anche perché – non voglio entrare nel merito di altri comparti che non conosco – ma nella manifattura, infortuni così gravi si potrebbero davvero evitare…


Fonte immagine: Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay