Di il 27 Feb 2020 in Senza categoria, Punti di vista, Blog | 1 commento

Le misure attuate dal Governo per arginare il nuovo Coronavirus sono un eccesso di cautela?

I tecnici dell’azienda a cui ci siamo rivolti per il nuovo gestionale hanno annullato l’appuntamento programmato per questa settimana per effettuare alcuni aggiornamenti di sistema. La loro decisione è stata quella di lavorare da remoto e la ragione è facile da immaginare:

molte aziende hanno scelto la strada dello smart working per rallentare e/o contenere l’avanzata del Coronavirus Covid-19.

Altre hanno proprio chiuso l’attività; chi per obbligo (penso alle imprese che al momento sono direttamente coinvolte dall’emergenza), chi per scelta a scopo precauzionale.
Nel caso degli aggiornamenti del nostro gestionale (e di tutti quelli quelli analoghi dove è stato attuato lo smart working) vedremo se il risultato finale sarà simile o meno efficace, in ogni caso va fatto, a questo proposito, un ragionamento più ampio.

Per settimane abbiamo discusso e letto sui giornali delle conseguenze che un’emergenza della portata di questo Coronavirus avrebbe avuto non solo sull’economia cinese, ma su quella mondiale. Ora, per la piega che ha preso la situazione negli ultimi giorni, dobbiamo necessariamente fare i conti nel giardino di casa.

Come credo molti di voi sapranno, lo stabilimento di MICROingranaggi è a Buccinasco, a due passi da Milano. Quindi nel cuore della Lombardia. Per ora le misure ministeriali non ci hanno ancora interessato direttamente, ma le nostre attività ne stanno comunque già risentendo. Avevamo infatti in programma delle consegne di materiale presso alcuni clienti nella cosiddetta zona rossa che, ovviamente, sono state subito bloccate. L’impatto non previsto di queste chiusure provocherà sicuramente un calo di fatturato già su febbraio.

La preoccupazione è che il blocco potrebbe a breve riguardare anche le spedizioni in arrivo di materiale dai fornitori, il che comporterebbe anche rallentamenti a livello di produzione senza possibilità di interventi correttivi.

Quindi

le conseguenze economiche ci saranno inevitabilmente.

Viste le ripetute rassicurazioni di molti esperti che sostengono che si tratta comunque di poco più che un’influenza da cui si guarisce nel 95% dei casi e augurandoci che la situazione possa rientrare nel giro di qualche settimana, pensiamo che per noi di MICROingranaggi le conseguenze saranno lievi e recuperabili.
Inutile dire però che

diversa e ben più preoccupante è la situazione per le tante aziende già in grossa difficoltà economica e lavorativa, per le quali c’è davvero da augurarsi che questo possa non essere un ulteriore colpo ormai impossibile da recuperare.

Per quello che ci riguarda stiamo valutando la possibilità di preparare quanto serve per consentire di svolgere in smart working tutte quelle attività (che nel nostro caso non sono molte) che possono essere svolte da remoto.
Detto ciò, in questo momento la mia impressione

è che i provvedimenti presi siano sproporzionati in funzione della gravità, in termini di conseguenze, che la malattia sta avendo, indipendentemente dalla sua rapidissima diffusione. Credo, in altre parole, che un po’ di eccesso di cautela ci sia…

Non vorrei però essere frainteso.

Non sto infatti dicendo che il bene economico debba prevalere sulla salute delle persone. Lungi da me.

Non posso però neanche fare a meno di prendere in considerazione il modo in cui altri paesi europei stanno gestendo la situazione. Prendiamo Amsterdam e l’Olanda, per esempio (dove, fra l’altro, vive e lavora mio figlio e dove quindi ho una visuale abbastanza diretta).
Com’è possibile – mi domando – che in un paese di enormi rapporti commerciali e dove si trova uno degli aeroporti più trafficati d’Europa non ci sia ancora, a oggi, un solo contagiato?
La risposta è: NON è possibile.

Perciò le conclusioni da trarre sono due.
UNO: in molti paesi non vengono fatti tutti i controlli sanitari effettuati dall’Italia negli ultimi giorni e questo provocherà una forte diffusione del virus, indipendentemente dalle procedure di emergenza attuate dal nostro paese.
DUE: in molti paesi questo Coronavirus non è considerato un’emergenza, perché le ragioni dei decessi vanno attribuite all’età o alle gravi patologie pregresse dei pazienti.
Quindi, secondo me,

l’errore principale è quello di non avere una gestione globale dell’emergenza sanitaria, bensì di interpretare e gestire la situazione come meglio si crede in base alle zone geografiche e a chi governa.

alla faccia dell’Unione europea.